Early Start Denver Model
10 maggio 2021

EARLY START DENVER MODEL: CHE COS’È

Nei nostri centri ci ispiriamo al modello Early Start Denver Model, soprattutto all’interno del programma Bright.

Il modello ha come base di riferimento l’interazione sociale del bambino con le altre persone; offre, infatti, le modalità per stimolare, rinforzare, strutturare e incrementare le aperture sociali, oltre che ad aiutare i genitori e i partner sociali ad interpretare i segnali del bambino.

L’Early Start Denver Model si rivolge ai bambini fino ai quattro, sei anni d’età ed è un modello che si basa sulla precocità, setting naturale e intensità, prendendo alcuni riferimenti metodologici dal PTR (pivotal response training), dall’Aba e dal primo modello Denver.

L’obiettivo principale è dato dal favorire l’iniziativa sociale del bambino autistico attraverso molteplici occasioni di apprendimento sociale.

In cosa consiste l’Early Start Denver Model

L’ESDM utilizza le conoscenze dello sviluppo neurotipico del bambino per cercare di facilitarne una traiettoria simile e agendo sulle rapidità delle capacità di apprendimento del cervello durante l’infanzia.

Gli ultimi vent’anni di studi sui processi di apprendimento infantile ci dicono che i bambini hanno molte modalità per conoscere e apprendere, non solo quella motoria: i bambini piccoli, anche di pochi mesi, hanno l’abilità di individuare il modo in cui l’informazione è distribuita e di trarre inferenze sulla base di questa informazione. I bambini non sono computer e hanno bisogno di instaurare una relazione affettiva con l’ambiente per favorire l’inferenza e l’apprendimento. L’interazione affettiva con l’ambiente sociale offre il contesto necessario per lo sviluppo percettivo, cognitivo, linguistico e sociale. 

È importante tenere come riferimento il cervello sociale nel quale sono presenti una serie di strutture coinvolte nell’elaborazione di informazioni di natura sociale ed emozionale che si attivano in risposta agli stimoli sociali. L’autismo ha cause che interessano fattori biologici e ambientali e ognuna di queste va ad indagare regioni cerebrali adibite al sociale e all’area comunicativa.

Da questi presupposti teorici parte e si rifà l’Early Start Denver Model, prendendo in considerazione cinque domini su cui concentrarsi nell’attività con il bambino autistico, ovvero l’imitazione, la comunicazione verbale e non verbale, lo sviluppo sociale e il gioco.

Si procede poi con una valutazione del livello delle abilità del bambino nelle varie aree dello sviluppo e si crea il programma attraverso il gioco.

È, inoltre, fondamentale secondo l’ESDM far vivere al bambino autistico esperienze emotive positive attraverso stimoli sociali gratificanti e motivanti. In che modo? Attraverso le routine sociali che vanno ad attivare il cervello sociale partendo dal gioco come cornice d’intervento.

Secondo il modello è importante che l’operatore utilizzi i criteri di fedeltà, ovvero: catturare l’attenzione del bambino; utilizzare l’ABC, utilizzare strategie comportamentali; modulare l’arousal del bambino; gestire i comportamenti problematici; alternanza dei turni; ottimizzazione della motivazione del bambino; emozioni positive; responsività e sensibilità; varie funzioni della comunicazione; adattamento del linguaggio; attività congiunte; gestione delle transizioni.

Il professor Vivanti riassume nelle seguenti parole la nascita del modello Early Start Denver Model:

Il lavoro che presentiamo non è tanto il frutto dei nostri studi universitari o di ciò che abbiamo appreso dai libri di testo, quanto di ciò che abbiamo imparato dai bambini e dalle loro famiglie, che hanno condiviso la  loro vita con noi, e ci hanno offerto numerose opportunità di conoscere le abilità, gli interessi e le difficoltà dei bambini. I genitori ci hanno permesso di essere d’aiuto nel contribuire allo sviluppo dei loro bambini, ci hanno fatto capire quali metodi erano efficaci e quali non lo erano, e ci hanno dato fiducia facendoci diventare parte della loro rete di supporto e permettendoci di lavorare con i loro bambini. Sono stati loro i nostri insegnanti e questo libro è un compendio di ciò che i genitori, gli operatori e i bambini ci hanno insegnato”.